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Pesariis di Prato Carnico, 17 Luglio 2005
www.comune.prato-carnico.ud.it

  CAP: 33020 - Altitudine (s.l.m.): m. 686 - Abitanti: 1.324 - Superficie: Kmq. 81,48
Frazioni: Avausa, Croce, Osais, Pesariis, Pieria, Pradumbli, Prato, Prico, Sostasio, Truia

Val Pesarina - Storia e Descrizione
     La zona fu abitata fin dal II secolo a.C. da comunità di Carni e fu più tardi raggiunta dai Romani e poi dai Longobardi. E' inoltre certo che l'autorità patriarcale era presente nel castello di Pradumbli (derivante da "Pratus Domini", prato del Signore, ossia del Patriarca) prima del 1225 e che esistevano terre infeudate nelle frazioni di Sostasio e Osais prima del 1275. Importanti furono le donazioni e i privilegi concessi ai Carnici nel 1258 dal Patriarca Gregorio di Montelongo e confermati nel 1275 dal Patriarca Raimondo della Torre. Con l'avvento della Repubblica di Venezia, nel 1420, la famiglia dei Savorgnani ottenne delle terre in feudo ed ebbe inoltre il compito di vigilare il passo di Lavardet.
     Sotto il Patriarcato e sotto Venezia la Val Pesarina era divisa in otto comuni, ognuno dei quali era retto da un "meriga"; i "meriga" partecipavano all'adunanza dei rappresentanti dei quattro "quartieri" in cui era divisa la Carnia per l'elezione del Capitano Maggiore che governava il "quartiere". L'invasione francese del 1797 pose fine a tali ordinamenti. Con il trattato di Campoformido, Prato Carnico passò a far parte dell'impero austriaco, ma nel 1805 fu congiunto al Regno Italico; dopo la Restaurazione tutta la valle ritornò sotto l'Austria e vi rimase fino al 1866, anno in cui ci fu l'annessione all'Italia.
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...l'interno della chiesa prima della Messa....

...celebrata da un sacerdote, presente in Val Pesarina insieme ad un folto gruppo di ragazzi appartenenti ad una comunità parrocchiale di Padova, che stanno trascorrendo un periodo in un campo-scuola in quel di Pesariis...


    
CANTI

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PRATO CARNICO - Arte e Cultura
    
La grande Chiesa parrocchiale di S. Canciano martire a Prato Carnico le cui origini sembrano risalire al Trecento (all'inizio del paese rimane l'antico, gotico campanile pendente), si presenta con una struttura alquanto complessa, vagamente gotica anche se la sua attuale costruzione più che dei lavori del 1710 (quando fu praticamente rifatta dopo il terremoto del 28 luglio 1700) tiene conto della ricostruzione del 1857- 60 quando l'edificio fu innalzato secondo il disegno, in seguito modificato dall'architetto Girolamo D'Aronco di Gemona, di don Martino De Crignis di Monnaio.
     Ad aula unica, con ampio presbiterio, non ha decorazioni a fresco ma una serie notevole di altari e di dipinti. L'altare maggiore in marmo, barocco, fu acquistato nel 1790 dalla parrocchia di Ampezzo: nell'occasione si fecero intagliare le due statue dei Ss. Canzio e Canziano poi laccate di bianco.
L'altare con sportelli (Flügelaltar) della navata destra, dedicato ai santi titolari ed un tempo altare maggiore della chiesa, è opera insigne dello scultore Michele Parth di Brunico (1534). Intagliato, dorato e dipinto, contiene nella parte centrale le tre statue dei Ss. Canzio, Canziano e Canzianilla; nella predella il gruppo scultoreo della Natività. Negli sportelli aperti, i Ss. Pietro e Paolo e, nella cimasa, Giovanni Battista e Giovanni Evangelista; all'esterno, le figure di due Santi e dell'Annunciazione dipinte, e dei Ss. Rocco e Maurizio in leggero rilievo. Bontà di esecuzione, capacità ritrattistica, impianto scenico (nella Natività), uso dei colori, tutto concorre a definire quest'altare come uno dei più belli del Friuli.
     Spirito diverso è quello che anima l'altarolo, addossato all'arco trionfale, a destra, con le figure intagliate dei Ss. Sebastiano, Fabiano e Rocco nella parte inferiore e dell'Annunciazione dipinta nelle volute che la raccordano al riquadro superiore.
     La struttura architettonica rinascimentale, con l'uso di larga trabeazione e di pilastrini con capitello, la presenza di una decorazione minutissima e condotta con gusto, indicano nell'autore un seguace del Martini, vicino ai Floreani, mentre l'esecuzione piuttosto sommaria delle statue induce a credere che si tratti di lavoro di quel Simone di Paolo che lavorò per la chiesa di Mione; l'esecuzione va fissata intorno alla metà del XVI secolo.
Un terzo altare ligneo si trova nella navata sinistra: barocco, esuberante e fastoso, è stato eseguito dal cadorino Eugenio Manzani (ca. 1730-40): contiene una Madonna con Bambino lignea di Luigi Piccini (fine secolo XIX) ed è contornato da dieci riquadri con interessanti dipinti (fine secolo XVIII) dei Misteri gaudiosi e dolorosi. Alcuni buoni dipinti inediti esposti in Chiesa (S. Daniele nella fossa dei leoni, Abacuc, ecc.) aspettano da sempre di essere valorizzati in sede critica.
     La vicina parrocchiale di S. Antonio a Pieria, settecentesca, ha un altare maggiore in marmo, gesso e legno di certo Mattia Caretton di Sutrio ed una pala d'altare (le Stimmate di S. Francesco) dello sconosciuto Giuseppe Cherubini (1822): lavori senz'altro mediocri, di molto inferiori al dipinto nel soffitto (Assunzione della Vergine), scarsamente leggibile per il suo cattivo stato di conservazione ma certo di mano discretamente abile.
Ricca di opere d'arte la Chiesa di S. Leonardo a Osais, risalente al 1391, consacrata il 20 ottobre 1497, ricostruita dopo la metà del Settecento con l'utilizzo del presbiterio dell'antica chiesetta votiva.
     Si sono così salvati, nelle volte costolonate e nelle pareti, gli affreschi di Pietro Fuluto da Tolmezzo, qui al suo primo conosciuto incontro con l'arte (1506). Dottori della Chiesa, Evangelisti, Padre Eterno, Santi, danno la misura della povertà di questo seguace di Gianfrancesco che tuttavia, laddove è costretto ad inventare le scene, si muove con tutt'altro accento. Le Storie di S. Leonardo si riempiono di castelli fiabeschi, di palazzi incredibili, di montagne che mostrano ad un tempo dolci declivi o paurosi burroni: in questo paesaggio irreale, creato dall'immaginazione forse sulla base di racconti uditi, il pittore inserisce allungate e stralunate figure.
     Nella parte "nuova" della chiesa, due pregevoli altari lignei: il primo è un'opera a due ripiani con tre figure per piano; in alto i Ss. Andrea, Leonardo e Gallo, in basso Pietro, la Madonna con Bambino e Giovanni Battista.
Intagliato, dipinto e dorato da Antonio Tironi bergamasco (ma abitante in Udine) nel 1528, rappresenta l'opera ultima dell'artista che in quello stesso anno morì: pienamente rinascimentale, con partiture assai rigorose (anche se pilastrini e trabeazione sono alleggeriti dalla minuta decorazione a intaglio) si fa apprezzare per le singolari capacità ritrattistiche espresse dai personaggi.
     È contenuta da una cornice lignea barocca (secolo XVII) di Girolamo Comuzzo, così come il trittico ligneo attribuito a Giovanni Antonio Agostini, e datato alla fine del secolo XVI, con le figure dipinte dei Ss. Giorgio e Biagio, dell'Annunciazione e dell'Eterno Padre e la statuetta di S. Valentino (alla vita del quale sono dedicate le pitture delle tre ante della predella). Un trittico con statue, attribuito all'Agostini, anche nella Chiesa di S. Osvaldo ad Avausa, ed una statua lignea della Madonna con Bambino nella Chiesa di S. Gottardo a Sostasio, in cui si conservano anche un'ancona di Sebastiano Martini (1547, una delle poche testimonianze rimaste di questo artista appartenente alla maggiore famiglia di intagliatori del Cinquecento), una tavoletta raffigurante la Madonna con Bambino che pare opera cinquecentesca di un "madonnaro" (ma potrebbe essere anche di pittore locale, fine XV -inizio XVI secolo) ed una bella tela settecentesca con l'Adorazione dei pastori.
     Pesariis, centro conosciutissimo per gli interessanti aspetti urbanistici, per le sue case ed i suoi palazzi per la maggior parte restaurati dopo il terremoto del 1976, ha una Chiesa parrocchiale recente (mosaico in facciata di Giuseppe Cancian, 1975) con opere d'arte dalla fine del secolo scorso (S. Giuseppe di Luigi Piccini) ad oggi. Fa eccezione l'altare maggiore in marmo con statue dei Santi titolari Giacomo e Filippo, scolpiti nel 1753 dal gemonese Lorenzo Stefanatti.
La Casa Bruseschi, costruzione tipica della fine del secolo XVII, di proprietà della parrocchia, arredata con gusto (mobili, cassapanche, bronzini, rami, stoviglie, ecc.) e ricca di ricordi (quadri, fotografie, ecc.) è stata ridotta a piccolo, simpatico museo visitabile su richiesta.
La fama di Pesariis, nel mondo, è legata al fatto di essere, dal XVII secolo, centro primario di orologiai, e dal 1725 sede della ben nota fabbrica Solari. Logica conseguenza di tanta attività è il Museo degli Orologi recentemente allestito nello "Stali da Bertola" annesso alla Casamuseo Bruseschi. La raccolta comprende orologi da parete costruiti tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo, modelli più recenti e macchinari vari.

Informazioni tratte da: 
GUIDA ARTISTICA DEL FRIULI VENEZIA GIULIA 
(
a cura di Giuseppe Bergamini )
dell'Associazione fra le Pro Loco del Friuli-Venezia Giulia
http://www.prolocoregionefvg.org